|
Questo lavoro
riguarda il caso clinico di un furetto maschio di due mesi,
sacculectomizzato e sterilizzato, caduto da una finestra situata al
5° piano. Alla visita clinica l’animale presentava abbattimento del
sensorio, piccole escoriazioni a livello del dorso del naso e della
narice destra, tracce di sangue su quest’ultima e zoppia lieve
all’anteriore destro. Il resto dell’e.o.g. era nella norma. Si
procedeva quindi all’esecuzione di una radiografia nelle proiezioni
dorso-ventrale e latero-laterale, da cui si evidenziavano un
pneumotorace con maggior coinvolgimento del settore di destra ed una
frattura della scapola omolaterale a livello della spina acromiana.
Poiché la misurazione dell’ossimmetria rivelava un deficit
ossigenatorio (PO2 80%), si decideva di procedere ad una
toracentesi utilizzando una Butterfly con ago da 22 G, un sistema a
tre vie, ed una siringa da 2,5 c.c. Dopo la preparazione standard
del campo chirurgico, la tecnica è stata eseguita con l’animale in
decubito sternale, senza l’ausilio d’alcuna sedazione, introducendo
l’ago a livello del decimo spazio intercostale nel quadrante medio
del torace di destra, basandosi così sull’indicazione radiografica.
Per evitare i vasi intercostali ed i nervi, l'ago è stato inserito
appena davanti alla costa con direzione craniale. Sono stati quindi
aspirati circa 5 c.c. d’aria e 0,5 c.c. di siero emorragico. Dopo
l’aspirazione la saturazione d’ossigeno è migliorata (PO2
90%) nonostante la comparsa di una lieve dispnea. Per quanto
riguarda la frattura della scapola, non si è proceduto ad alcun
trattamento, se non quello del confinamento in gabbia. Ad un primo
controllo, il giorno seguente, le condizioni generali del furetto
apparivano migliorate, nonostante il peggioramento della dispnea.
Una radiografia di controllo ed una buona saturazione d’ossigeno (Po2
93%) ci hanno portato alla decisione di rinviare un’eventuale altra
centesi, che avrebbe ulteriormente stressato il soggetto, ad un
successivo controllo dopo due giorni. In effetti, in tale data, la
dispnea era scomparsa, l’ossigenazione era buona (PO2
98%), e l’animale ha anche mangiato durante la visita. Vista
l’assenza di segnalazioni in letteratura di pneumotorace in furetti,
è stata utilizzata la medesima tecnica descritta nei cani e nei
gatti; in questo caso ci si è comunque basati maggiormente
sull’indicazione radiografica, mancando ancora una
standardizzazione. Tale procedura sembra quindi essere efficace
anche in questo tipo d’animali da compagnia, pur necessitando di
ulteriori riscontri.
44° Congreso
Nazionale SCIVAC, Milano, 18/05/2002 |